Con la ratifica da parte di Australia e Nuova Zelanda sono stati integrati i requisiti previsti per l’esecutività del RCEP, l’accordo commerciale dell’Asia-Pacifico che, come confermato da una nota del Segretariato dell’ASEAN, entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 1° Gennaio 2022.

Il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) è il più grande accordo di libero scambio al mondo, firmato il 15 novembre 2020 da tutti i 15 Paesi che ne fanno parte: Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Corea del Sud, più i 10 Paesi dell’ASEAN: Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.

L’accordo prevedeva che il RCEP sarebbe entrato in vigore sessanta giorni dopo la ratifica dell’accordo da parte di almeno tre quinti dei Paesi firmatari, ovvero sei Paesi dell’ASEAN più altri tre Paesi non ASEAN. Questa condizione è stata soddisfatta dopo che il 2 e il 3 Novembre l’accordo è stato ratificato rispettivamente da Australia e Nuova Zelanda, ultimi due Paesi a recepire l’accordo dopo le già intervenute ratifiche da parte di Cina e Giappone, e per i Paesi ASEAN da Brunei, Cambogia, Laos, Singapore, Thailandia e Vietnam. La Malesia, Myanmar, Filippine e Corea del Sud non hanno ancora formalmente ratificato l’accordo ma ci sono tutte le condizioni per pensare che lo faranno a breve con eccezione del Myanmar.

Tutto risulta essere pronto per l’entrata in vigore del RCEP. Attualmente, il piano attuativo per la riduzione dei dazi è entrato nella fase finale dell’iter che prevede l’approvazione a livello nazionale, attraverso la quale si garantisce l’effettivo adempimento del rispetto delle nuove misure a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo. Per quanto riguarda i lavori di preparazione per l’attuazione del RCEP, l’amministrazione generale delle dogane ha ultimato la predisposizione delle nuove regole di origine e di quelle relative agli esportatori autorizzati già nel primo semestre di quest’anno, le quali saranno annunciate ed applicate contemporaneamente all’entrata in vigore dell’accordo.

Le misure previste dal RCEP

Il RCEP è stato predisposto al fine di incrementare il commercio tra i Paesi firmatari garantendo opportunità di crescita per le economie di tutti i 15 Paesi, ma i maggiori benefici saranno in capo alle maggiori economie presenti all’interno dell’accordo, La Cina prima su tutte. Il RCEP prevede l’abbattimento di quasi il 90% dei dazi sui beni commercializzati all’interno dei Paesi firmatari per un periodo di 20 anni a partire dall’entrata in vigore dell’accordo, eccezione fatta per alcuni prodotti dell’agricoltura e prodotti sensibili sui quali si vuole mantenere un certo controllo.

Una delle novità più significative consiste nell’unificazione delle regole di origine all’interno dei Paesi firmatari dell’accordo, che consentirà agli esportatori di richiedere un solo certificato di origine valido per tutte le negoziazioni all’interno del blocco commerciale con il conseguente riduzione dei costi, aumento della flessibilità con conseguente facilitazioni nella catena di approvvigionamento regionale.

Sono introdotte procedure doganali semplificate che consentiranno un’amministrazione più efficiente delle procedure insieme al rapido sdoganamento delle merci.

Nell’ambito della protezione della proprietà intellettuale, disciplinata nel capitolo 11, vengono innalzate le misure di protezione all’interno di tutti gli stati membri con l’obiettivo di uniformale le legislazioni nazionali agli standard di protezione condivisi a livello internazionale, oltre alle classiche tutele del diritto d’autore, dei marchi e brevetti e delle indicazioni geografiche protette è prevista anche una tutela per i marchi sonori e per i diritti d’autore in ambito digitale.

Particolare attenzione è stata riservata alla digitalizzazione, il capitolo 12 è interamente dedicato all’e-commerce, sono previste una serie di misure finalizzate alla protezione del consumatore online, in particolare è auspicata la protezione dei dati sensibili personali da parte della legislazione dei singoli Paesi, sono incentivati gli acquisti senza carta e l’accettazione delle firme elettroniche.

Anche nel settore dei servizi gioverà dall’entrata in vigore del RCEP il quale prevede la liberalizzazione di circa il 65% dei servizi rendendoli completamente aperti agli investitori stranieri, è prevista tuttavia l’introduzione di una negative list dei servizi che rimarranno di esclusiva competenza nazionale.

 

Opportunità commerciali nell’ambito del RCEP

Il RCEP rappresenta una grande opportunità anche per gli investitori considerato che i Paesi firmatari rappresentano il 30% del PIL mondiale e il 30% della popolazione mondiale. Secondo la Brookings Institution l’implementazione dell’accordo potrebbe aggiungere 209 miliardi di dollari all’anno ai redditi mondiali e 500 miliardi di dollari al commercio mondiale entro il 2030.

E’ interessante osservare l’attuale volume totale degli scambi tra la Cina e gli altri membri del RCEP che rappresenta all’incirca un terzo del volume totale dell’export cinese, e secondo una dichiarazione del viceministro del commercio cinese, il RCEP produrrà l’effetto di eliminare i dazi sul 30% delle esportazioni cinesi. Nel 2020, infatti, le esportazioni della Cina verso i membri del RCEP hanno avuto un valore di 700 miliardi di dollari, pari al 27% delle esportazioni totali della Cina e le importazioni dai membri del RCEP hanno raggiunto i 778 miliardi di dollari pari al 38% del totale delle importazioni cinesi.

Grazie all’introduzione di regole di origine preferenziale comuni, alle semplificazioni doganali e alla maggiore trasparenza, le aziende che hanno la loro catena di approvvigionamento all’interno dell’Asia beneficeranno di un notevole risparmio di costi, anche le multinazionali potrebbero essere incoraggiate ad investire nella regione attraverso lo stabilimento della loro catena di approvvigionamento nel blocco, contribuendo così a rafforzare il peso della catena del valore globale all’interno della regione.

Si prevede che il nuovo blocco commerciale, avrà come ulteriore effetto l’aumento dei flussi commerciali da Paesi in cui i costi di produzione sono elevati (Giappone, Australia, NZ, Corea del Sud) verso Paesi con costi di produzione molto più bassi come Cambogia e Laos, questo avrà dei notevoli vantaggi per i Paesi del RCEP ma costituirà una minaccia per la concorrenza nei restanti blocchi commerciali come l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

All’interno dei Paesi aderenti al RCEP esistono già molteplici accordi bilaterali di libero scambio tra i diversi attori, pertanto i Paesi che avranno maggiori benefici commerciali dall’entrata in vigore dell’accordo sono coloro che fino ad ora non avevano mai negoziato accordi bilaterali tra di loro come Cina-Giappone, Giappone-Corea del Sud e Giappone-Nuova Zelanda.

Per quanto riguarda la specifica posizione delle imprese italiane si possono delineare delle opportunità ma anche alcuni rischi. Come si può facilmente prevedere, le economie facenti parte del RCEP saranno interessate da una forte crescita e sviluppo che se da un lato renderà quest’area più ricca e quindi teoricamente più appetibile per i prodotti italiani, dall’altro si prevede che i prodotti italiani dovranno affrontare una concorrenza più agguerrita all’interno del blocco commerciale soprattutto da parte della Cina che in seguito all’implementazione dell’accordo aumenterà ancora di più la sua forza commerciale. L’opportunità più attraente per le imprese italiane è rappresentata dalla possibilità di entrare, attraverso investimenti esteri, all’interno delle filiere di produzione asiatiche in ottica di efficientamento nella partecipazione alle catene globali del valore.